Il guado (Isatis Tinctoria) è una pianta tintoria diffusa in tutta Europa appartenente alla famiglia delle crucifere come i cavoli, le rape e la rucola. La materia colorante deriva dalle foglie che vengono tagliate regolarmente anche più volte l’anno rendendo la coltivazione del guado piuttosto redditizia

Originaria del Medio Oriente il guado si diffonde già in epoca preistorica in tutto il Mediterraneo, incontrando l’apprezzamento degli Egizi e delle popolazioni del Nord Europa e il sospetto di greci e romani che contrapponevano al blu il rosso.

Dopo la caduta dell’Impero Romano le popolazioni “barbariche” introducono nella cultura latina le proprie mode: i pantaloni, le pellicce e …Il blu!
Durante il tardo Medioevo inizia la stagione d’oro del guado che diventa una delle tinte più richieste, sia per le stoffe che per le opere pittoriche.

La coltivazione del guado diventa uno dei commerci più redditizi del tardo medioevo. Territori come la Turingia, la zona di Tolosa , Carcassonne , le zone del Montefeltro e di Gualdo Tadino diventano centri di lavorazione e commercio di “pani” di guado pronti per essere utilizzati.

 Il manto blu della Vergine simbolo di purezza e virtù trasforma la percezione del colore tra le classi più nobili e il blu di guardo spopola tra le vesti dei protagonisti della vita rinascimentale riportati poi negli affreschi del tempo, un esempio su tutti: le infinte gradazioni di blu nelle opere di Piero della Francesca, non a caso suo padre era un commerciante di guado.


La coltivazione e il commercio del guado subiscono una battuta d’arresto dopo il XV secolo quando dall’ India viene importato l’indaco ricavato dalla indigofera tinctoria . Il blu di guado esce dalle corti, ma rimane il blu dei contadini e della piccola borghesia, torna alla ribalta e sparisce subendo gli andamenti di mode e vicende umane.

Il guado e il suo blu sono tornati all’attenzione di un commercio più attento alla riscoperta di materie e tecniche tradizionali, lontano dalle produzioni massive e più vicino ad un artigianato che ha scelto di mantenere vive tecniche e colori che sono a tutti gli effetti un nostro patrimonio culturale.

Il blu dei nostri tessili è tinto dall’ agriturismo La Campana che dal 1995 si occupa della riscoperta e dello studio delle piante tintorie.

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